Sergio Davanzo

La
pittura di Sergio Davanzo, artista, poeta e scrittore che vive e lavora a
Panzano (quartiere cantieristico di Monfalcone), non è certo di quelle
sussurrate: per superare il frastuono della nostra era, bisogna alzarsi ed
alzare il volume, gonfiare la soglia della visibilità. Per dare voce alle
proprie idee, ma anche ai dubbi, ai sogni, a quella sfera emozionale che
alterna torpori ad esplosioni, che si nutre di silenzi e di affabulazioni.

 

Le tele
di Davanzo vibrano, si impongono con lo stridore delle pennellate, con le
barricate cromatiche da cui fuoriescono filamenti elettrici che guizzano e
avvolgono, creando una fitta e mutevole rete di energia. Nelle sue opere
istinto e ragione rinunciano all’eterna lotta, per dar vita ad un dialogo
serrato: il colore si tende nella spontaneità del gesto, si difende entro grumi
di materia, si assotiglia ed incede leggero frammentandosi secondo ritmi
musicali. Viene impastoiato, fatto fluire e nuovamente convogliato,
cristallizzato e gocciolato, alleggerito e spinto oltre i confini del supporto
per cercare nuove dimensioni comunicative.

 

 Lorella Klun

Sergio
Davanzo. Esprime con forza i propri pensieri. Coccola con tenerezza i propri
sogni. Ti mostra parti insospettate e inattese di sè, a volte svelandole per
gradi, a volte ostentandole all’improvviso, provocando, beffardo. Davanzo
dipinge. Una combinazione irrisolta di motivazioni lo spingono ogni volta. Per bisogno.
Per voglia. Per gioco. Per dovere. Molti dei suoi quadri sono figli di una
forte necessità comunicativa. La necessità di trascendere i limiti delle
parole, delle dimensioni spazio-temporali, delle forme codificate, creandone di
nuove, più belle, più intense, e dare così rinnovata voce a pensieri profondi,
complessi. Ci sono poi i lavori che nascono dal semplice desiderio di lasciarsi
andare alla più poetica evocazione di immagini e suggestioni viste e vissute.
Essa sfocia poi nella compiaciuta ricerca di complicità di chi guarda e prova,
e sente, e, sentendo, rivive. Il risultato è una sorprendente gamma di aperture
e contaminazioni sinestetiche, cromatiche e materiche. Nel modus operandi di
questo artista spesso un pensiero diventa tematica. Si espande. Definisce in
maniera autonoma e prepotente i propri leit motive. Li varia, li allarga, li
propone nelle più accattivanti sfumature, per poi gonfiarsi al massimo e,
finalmente esplodere, esausto. Finito. Risolto. Perciò i quadri di Sergio sono
per lo più contestualizzabili in gruppi. seguono cioè un filone comune fino a
prosciugarlo. A volte però l’artista dalla conclusione di una linea ispirativa
ne ha già tratte diverse altre. A volte lascia passare del tempo prima di
permettere a nuovi tratti di catturare il suo istinto. E il suo pennello.
Questo è Sergio Davanzo che dipinge. I suoi soggetti sono vari, disparati.
Molto vuole raccontare. I volti, le voci del passato e del presente, i luoghi
che lo hanno visto iniziare il suo percorso di uomo e di artista. Il cane. La
famiglia. Coloro che se ne sono andati, coloro che verranno. Una ruga sulla
fronte. Il sibilo di un tornio in officina. Un caleidoscopio minimalista di
immagini, momenti epifanici, che sergio trasporta su tela. Che, se necessario,
trasporta, come è solito dire “nello spazio”. E sicuramente i titoli creativi e
fantasiosi che Sergio Davanzo affianca ai dipinti, fanno parte di questo modo
semiserio di vivere e concepire le proprie necessità. Deliziosi, spesso
fortemente ironici, stupiscono, per poi lasciarti addosso una scia di
riflessione, che ti stuzzica come l’aroma del rum nel gusto di un dolce appena
sfornato. Di cui Sergio, provetto “chef de rangue”, ha scritto e realizzato la
ricetta apposta per te. 

Maria Sole Politti

C’è una prometeica forza nelle opere di Sergio Davanzo che
riconduce, con la certezza del segno e lo schiaffo del colore, ad un confronto
con la realtà che non conosce compromessi o debolezze.

L’artista non abbassa lo sguardo e davanti all’esistenza
egli si assume il diritto di dichiarare la verità. Lo fa attraverso un
linguaggio visivo essenziale, sintetico, corrosivo, violento, titanico,
provocatore. Usa la titolazione dei suoi quadri come dei tazebao: sono verdetti
che illuminano, parole che possono essere incipit quanto sentenza lapidaria su
un argomento che la tela sintetizza in linee di immediata intuizione, con un
uso dirompente dell’elemento cromatico, con tinte che acquistano voce. Davanzo
riesce a far riecheggiare nel movimento dei suoi quadri le vibranti intensità del
paradosso creativo, in bilico tra ragione e gesto puro ed istintivo,
folgorazioni che sono rivelazioni e universalità

FONTE: http://www.ioarte.org/artisti/Sergio-Davanzo/

S.

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