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Rie Hosokai lancia la moda degli abiti-palloncini

Nonostante non sia presente nel mondo della moda da molto tempo, la stilista giapponese Rie Hosokai ha raggiunto una certa notorietà con la creazione di vestiti fatti unicamente di palloncini.

 Questi abiti richiedono fino a 2000 palloncini per la realizzazione e costano tra i 1.900 $ e i 3.800 $. Rie Hosoka, in realtà, è una fioraia in Giappone e iniziò a dedicarsi alla moda nel 2009.

Questa stilista giapponese abbandonò l’utilizzo di tela e filo (i classici materiali per la produzione di abiti), e iniziò a lavorare con palloncini.

Nonostante il costo di questi vestiti sia molto alto e nonostante durino solo 24 ore (dato che dopo questo periodo di tempo i palloncini si sgonfiano e rovinano lo stile dell’abito), la stilista ha già venduto 20 abiti da quando ha iniziato questo progetto. F.A

Fonte

http://www.fashiontimes.it/2011/08/rie-hosokai-lancia-la-moda-degli-abiti-palloncini/

M.

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La grande onda


 
 

Katsushika Hokusai, il più noto artista giapponese, ironicamente risulta invece l’artista meno “giapponese” tra i maestri dell’arte dell’Ukyio-e. La xilografia giapponese più conosciuta, “La grande onda”, ad esempio, se attentamente studiata, risulta molto poco giapponese.

Hokusai (1760-1849) visse durante il periodo Tokugawa (1600-1867), in un Giappone basato sui tradizionali valori confuciani e su un rigido sistema feudale, ma era un artista completamente fuori dagli schemi convenzionali: arrogante, litigioso, inquieto, aggressivo e sensazionale. Ha litigato sovente con i suoi insegnanti e spesso è stato buttato fuori dalle scuole d’arte.

Da buon genio artistico testardo, era risolutamente ossessionato dalla sua arte.
Hokusai ha lasciato oltre 30.000 opere tra dipinti su seta, stampe su legno, libri illustrati, manga, illustrazioni di viaggio, illustrazioni erotiche, dipinti e bozzetti. Alcuni dei suoi dipinti sono stati sfondi per spettacoli pubblici, che misuravano oltre 200 metri quadrati.
Non gli importava molto di essere sensibile al rispetto o al formalismo sociale.
Ha firmato uno dei suoi ultimi lavori come “Il vecchio artista pazzo” e nei suoi 89 anni ha cambiato il nome una trentina di volte (Hokusai non era quello originale) vivendo in almeno novanta case diverse.
Insomma, lo riconosciamo come un artista, soprattutto perchè lo vediamo come un artista occidentale, molto prima che l’Occidente fosse arrivato in Giappone.

via http://www.cultorweb.com/Hokusai/H.html

M.

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Il genio fantastico di Yayoi Kusama.. oggi..avrà ancora voglia di creare???

Yayoi Kusama, la più importante artista giapponese vivente.

Dove si possono vedere alcune opere di Takashi Murakami: Museum of Fine Arts di Chicago, Museum of Fine Arts di Boston, Museo dell’Università di Harvard (Massachusetts). L’opera di Yoshimoto Nara, Light my fire (2001) venduta da Sotheby’s New York per 1.161.000 dollari. Per gli artisti giapponesi il trend di mercato è sempre in crescita, nonostante la crisi. L’esperta d’arte Giuliana Montrasio spiega: «Esiste un forte interesse da parte di musei, gallerie e collezionisti nei confronti di questi artisti, che ha portato a moltiplicare in modo esponenziale il valore delle loro opere». I motivi del successo? «Il primo è sicuramente l’estetica. Le opere presentano colori e forme combinati in modo accattivante e sono realizzate con una tecnica perfetta e un’abilità creativa raffinata. In secondo luogo la produzione rappresenta l’essenza della cultura giapponese pur assimilando elementi di quella occidentale (questa corrente viene spesso paragonata alla cultura pop americana). Ed infine la capacità di spostarsi da un ambito all’altro, includendo moda e comunicazione, accresce la loro visibilità». Dove si possono vedere alcune opere di Yoshimoto Nara: Art Institute di Chicago, Museum of Fine Arts di Houston (Texas), Moma di New York.

via http://vocearancio.ingdirect.it/?p=32225

M.

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Camilla d’Errico

Oggi vi presentiamo le opere romantico-pop di Camilla D’Errico. Son disegni caramellosi e colorati, chiaramente influenzati dalla cultura manga, ma reinterpretati con originalità e un tocco di romanticismo.

Pittrice, disegnatrice di fumetti e di giocattoli, Camilla D’Errico è nata in Canada ma ha origini italiane. Ha iniziato a dipingere nel 2006 a Vancouver, e presto la sua creatività l’ha portata ad esporre a Las Vegas e San Francisco. Dal 2009 le sue opere sono anche in mostra all’Opera Gallery di New York. Disegnatrice dei character Helmetgirls e Tanpopo, Camilla lavora dal 2001 sui fumetti, alcuni dei quali pubblicati dalla casa editrice italiana Arcana. Periodicamente collabora con importanti case cinematografiche alla realizzazione grafica dei personaggi.

Pecorelle e uccellini, coccodrilli e tarantole a forma di copricapo, fanciulle bellissime con sguardi pieni di tenerezza, ma anche macchine e ingranaggi. Tutto nelle opere di Camilla D’Errico si fonde in una natura onnipresente e quasi surrealista, offrendo un diverso punto di vista da cui osservare la realtà. Tra le sue costruzioni complesse e sottili ironie, ognuno può ritrovare il proprio significato. Anche i colori brillanti rapiscono l’osservatore, proiettandolo in un mondo dove i giochi di ruolo sono stravolti e al tempo stesso cristallizzati. Come in un’atmosfera onirica, sembra di essere immersi in un quadro rinascimentale, eppure la suggestione dei manga è fortissima.

FONTE: http://www.camilladerrico.com/

http://camilladerrico.deviantart.com/

S.

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